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Regards sur l'actualité

Sciopero del 12 dicembre, il SAVT richiama alla via del dialogo

Ormai è diventata una consuetudine sentire parlare di autunno caldo, visto che questo periodo dell’anno si rivela sempre piuttosto ricco di agitazioni sindacali e di scioperi. Tante le iniziative messe in atto settimanalmente dalle diverse organizzazioni sindacali, siano esse di base o confederali, a livello generale o di categoria, spesso in maniera non unitaria. Il tutto, di solito, sfocia quasi naturalmente nello sciopero generale contro la manovra finanziaria, che per sua natura è sempre caratterizzata da luci ed ombre, con aspetti positivi ed altri negativi. 

La volontà di mettere in risalto le ombre piuttosto che le luci dei contenuti della finanziaria porta di volta in volta alla possibile proclamazione dello sciopero generale, unitario o meno. Anche il 2025 non è sfuggito a questa logica: il 28 novembre abbiamo assistito allo sciopero generale indetto dai sindacati di base, mentre il prossimo 12 dicembre ci sarà quello della CGIL. Proseguire nella linea del confronto e del dialogo col Governo, preferendo altre forme di mobilitazione, è invece la via percorsa da CISL e UIL.

Questa continua proliferazione e frammentazione degli scioperi sta portando ad una progressiva riduzione della partecipazione agli stessi, con l’inevitabile conseguenza di una perdita di credibilità e di un indebolimento di quello che è lo strumento più potente che hanno a disposizione i lavoratori. Il paradosso al quale stiamo assistendo è quello che sono i lavoratori stessi ad essere infastiditi dai disagi che vengono giustamente ed inevitabilmente creati dallo sciopero, come ad esempio le difficoltà che si riscontrano nei trasporti, nella sanità e nella scuola.

Alla luce di queste riflessioni il Direttivo confederale del SAVT ha analizzato i contenuti della finanziaria per il 2026 in corso di approvazione in Parlamento e le motivazioni che stanno alla base  dello sciopero generale del 12 dicembre. Entrando nel merito della manovra di bilancio si può sicuramente sottolineare come il principio delle luci e delle ombre sia assolutamente valido. Alcune iniziative finalizzate a migliorare il reddito dei cittadini e dei lavoratori sono state previste, come ad esempio la parziale detassazione dei rinnovi contrattuali e dei premi aziendali.

Altre sicuramente latitano, basti pensare alle risorse in ambito di rinnovo dei contratti della sanità e della scuola pubblica. Senza ignorare che i pensionati e i lavoratori con reddito medio-basso non avranno il benché minimo beneficio dalla riduzione dell’aliquota d’imposizione fiscale, prevista per i redditi compresi tra i 28.000 e i 50.000 euro. Allo stesso tempo, però, è necessario mettere in evidenza come l’utilizzo indiscriminato e non unitario degli scioperi abbia depotenziato questo strumento, che oggi viene visto sempre di più come un’azione di natura politica e sempre meno come un’arma sindacale.

Fermo restando la libertà di ogni singolo lavoratore di aderire a qualsiasi iniziativa di sciopero, come SAVT riteniamo che la via principale da percorrere non sia quella dell’adesione a questo sciopero ma debba tornare ad essere quella del dialogo. In particolare e soprattutto tra le organizzazioni sindacali. Solo se si avrà la forza di mettere in atto, quando ritenuto necessario ed opportuno, iniziative di mobilitazione unitarie, che sappiano coinvolgere la maggioranza dei lavoratori e che sappiano trasmettere un vero e forte segnale di malcontento al Governo di turno, si riuscirà a dare nuovamente la dignità e la credibilità che meritano agli scioperi e alle lotte sindacali. Oggi, purtroppo, questo non accade e il risultato è che i sindacati ne escono inevitabilmente indeboliti.